La forma del vuoto: il tempo coscienziale nella poesia di Raffaella Porotto
La centralità del tema del tempo nella produzione poetica di Raffaella Porotto
Nella produzione poetica di Raffaella Porotto, il tema del tempo riveste una particolare centralità, sia per l’elevata frequenza con cui ricorre, sia per la molteplicità di modi in cui esso appare.
Per quanto riguarda le frequenze d’uso delle parole, l’analisi testuale1 di Cronologie di un’anima2—il testo che raccoglie la maggior parte della produzione poetica di Raffaella Porotto—rivela che, tra i sostantivi, “tempo”, con le sue 26 occorrenze, è il terzo più frequentemente usato dopo “parole/parola”, che ricorre 40 volte, e “occhi/occhio”, che ricorre 29 volte. Seguono in ordine decrescente “amore/amori”, 23 occorrenze, “corpo/corpi”, 19 occorrenze, “sole”, 17 occorrenze, “mano/mani”, 17 occorrenze, “dita/dito”, 16 occorrenze, “luce”, 14 occorrenze, “aria”, 14 occorrenze, e così via.
Questo andamento risulta ben evidente nella rappresentazione visiva fornita da Voyant Tools delle frequenze delle parole di Cronologie di un’anima—rappresentazione in cui la dimensione di ciascuna parola riflette la sua frequenza d’uso nel testo3:

L’analisi di Cronologie di un’anima rivela inoltre che, tra gli avverbi, quelli con valore temporale “ancora” (24 occorrenze4) e “ora” (14 occorrenze5) si collocano, per frequenza d’uso, immediatamente dopo i tre più ricorrenti nel corpus, vale a dire “non” (122 occorrenze), “come” (52 occorrenze) e “più” (24 occorrenze6). Particolarmente rilevante è il fatto che questi due avverbi temporali rientrino tra le parole più usate in assoluto fra le oltre 2500 e oltre diverse parole7 impiegate in Cronologie di un’anima: l’avverbio temporale “ancora” rientra infatti tra le 30 più frequenti parole, mentre l’avverbio temporale “ora” rientra tra le prime 60 parole.
Se consideriamo la molteplicità dei modi in cui il tempo appare nella produzione poetica complessiva di Raffaella Porotto, possiamo identificare almeno sette diversi aspetti o forme, che per brevità definiremo: (i) percettivo, (ii) psicologico-soggettivo, (iii) orizzonte di riferimento, (iv) agente, (v) fenomeno determinato dai processi naturali; (vi) oggetto del desiderio e (vii) fattore determinante nel definire l’identità dell’individuo.
Esaminiamo ora più nel dettaglio questi vari aspetti, soffermandoci su ciascuno di essi e proponendo, a titolo esemplificativo, alcuni brani poetici che ne mostrano concretamente le modalità di manifestazione8.
(i) Aspetto percettivo. L’aspetto percettivo del tempo si manifesta nell’opera di Raffaella Porotto soprattutto quale semplice e lineare svolgersi, oppure quale impercettibile quanto ostinato continuare e durare, o ancora quale inarrestabile divenire e irreversibile farsi passato, ma anche, seppur in misura ridotta, quale momentaneo espandersi, restringersi, accelerarsi, rallentarsi e sospendersi:
Sera, mattina e…
giorno.
Ancora.
(…)
Mia sera
mia mattina
e poi mio giorno.
(…)
Giorno, mattina, sera
mattina, sera e giorno
il tempo mio e non mio
limpido
che sorride.
(da "Sera, mattina, giorno", 1976)Grani di tempo
andati a rotolare
grumosi
tra lisce superfici.
Sfuggiti alla corda
spezzata
della continuità
tintinnano.
Attimi induriti
nella consapevolezza dell’essere caduti.
(da "Grani di tempo", 1978) Raccontarsi
fiabe e realtà
di minuti
e anni
e poi ancora brevi minuti.
(da "Raccontarsi", 1978) Rubare
cinque minuti
all’ala del tempo
che si allarga in gocce di pioggia
incerte e tiepide.
(da "Rubare", 1980) Dalle pregnanze del segno
nel suo tratto sicuro e netto
nel farsi e nel nascere
la tranquilla certezza
del continuo divenire.
(da "Il segno che libera e vola", 1981) Tempo
che sia per linee rette di lacrime
spese su umidi solchi salati.
Che sia per lunghe spirali di non accaduto
o di possibile.
Che sia su traiettorie di astri arsi nel divenire.
O in uno srotolarsi di note ora acute
ora mute.
(da "Tempo", 2019)Ma tutto scorre. Dopo è sempre stata Estate (…) Le Estati non durano per sempre e l’Inverno passa comunque. (da "Il cappotto color cammello", 2025, Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. I:29. La poesia è stata scritta nel 2023)
Il tempo (…) Disarticola e smembra il perdurare del secondo. (da "Quale tempo", 2025, Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. I:34. La poesia è stata scritta nel 2019)
(ii) Aspetto psicologico-soggettivo. L’aspetto psicologico-soggettivo si manifesta principalmente nelle forme dell’attesa, dell’impazienza, dell’aspettativa, della speranza e del ricordo:
Dietro la tenda
a lungo attesa
ecco ritorna.
Tristezza mia
di nuvole disciolte.
(da "Tristezza dolce", 1975)Cogliere
e bere tutto
senza l’impazienza del mentre
e del dopo
(da "Cogliere", 1975) Chiedere in regalo la luna
per credere ancora nelle favole.
Chiederla in regalo
come un cesto fiorito
in primavera
di speranze invernali
e calore estivo.
(da "Chiedere in regalo la luna", 1976)Avvolgo questa attesa premurosa
che nulla ha chiesto
pronta a capire
propensa a dare.
Faccio un pacco nuovo ed ordinato di cui
tra breve
non ricorderò cosa contiene.
(da "Vedi?", 1979) a capo chino
nella trincea dell’attesa.
(da "Mio padre suonava il sax", 1988)Posso fermarmi qui
salutando ogni goccia che scivola sul vetro obliquo.
Fermarmi qui
e aspettare domani.
(da "Il timore curioso di dare", 2007)È dolce la memoria
(da "È dolce la memoria", 2020)(iii) Il tempo come orizzonte di riferimento. Il tempo si manifesta in questo caso come il canonico orizzonte di riferimento entro cui possiamo collocare, disporre e ordinare gli eventi. Esso agisce quindi come uno strumento di misura—articolato sui secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi, le stagioni e gli anni—che permette di inscrivere gli eventi in una trama di continuità che unisce il passato al presente e al futuro:
Fissiamo le date.
Annotiamo il tempo (…)
Ti dico
“Venerdì”.
Era di domenica
lo scambio impacciato di anelli già indossati.
Era un giorno di Giugno.
E ancora
in quel mese
chiederti un figlio.
(da "Fissiamo le date", 1986) Natale è trascorso.
Modesta
è passata la Pasqua.
Dei compleanni miei e dei figli
le candele sono spente da un po’.
(da "Regalo tardivo", 2020) (iv) Il tempo come agente. Qui il tempo si manifesta come una variabile indipendente che—assumendo le forme dell’ineluttabilità, irreversibilità, incertezza, ignoto, della finitudine e della risorsa limitata—decide del corso della vita e degli eventi:
Immemori del tempo
il tempo ci divora.
(da "Sotto il tallone", 2010)Che tempo sia o non sia
ecco
mi è avaro.
(da "Tempo", 2019)Il tempo (…) Confonde il numero dei compiti assegnati. Dissesta la qualità dei compimenti. (da "Quale tempo", 2025, Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. I:34)
Chissà se ci sarà il tempo per le lacrime dopo questo delle risa. (…) Chissà se avremo il tempo di contare i nei sul corpo dell’altro (…) Gli amori tardivi hanno il tempo breve che fatichiamo a conteggiare l’impazienza delle parole che non riusciremo a dirci del rancore che non riusciremo a nutrire e poche ore per concordie rinnovate. (da "Chissà", 2025, Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. I:42. La poesia è stata scritta nel 2023)
(v) Il tempo come fenomeno determinato dai processi naturali. In questo caso, il tempo si manifesta come una variabile dipendente che viene definita dai processi naturali, dagli eventi e dalle attività umane:
Ma gesti misurati
(…)
segnano il tempo della sospensione
e rintoccano
il lento cadere rotondo della mano
sul perimetro del mondo.
Si chiude
allora
il mio di sguardo
e la bocca
sul tempo scandito da altre stelle.
(da "Parla con respiri profondi", 1986)Parole (…)
Orologi di un tempo perfetto
dove la sillaba coniuga il divenire dei ricordi.
(da "Prima di scegliere con quale abito", 2004)il futuro si àncora al grigiore spezzato dei rami
(da "Ogni cosa è occasione di canto", 2020)(vi) Il tempo quale oggetto del desiderio. Il tempo si manifesta talvolta come oggetto da possedere, dominare, sottomettere, piegare, usare e godere:
Ho sperato
che avremmo goduto
insieme
di tutte le stagioni.
(da "Ho mangiato la mela", 1981) Da quando più acuta si è fatta
l’accesa fantasia di un eterno andare
oltre il profilo chiuso del tempo
(da "Ho raccontato", 1986)Che il tempo sia immobile come la mano nell’attesa (da "Umanità", 2025, Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. I:57. La poesia è stata scritta nel 2020)
(vii) Il tempo quale fattore determinante nel definire l’identità dell’individuo. Non è raro che il tema del tempo si leghi inestricabilmente al tema del sé e più in generale dell’esserci, dell’esistere. In questa prospettiva, il tempo si rivela essere—attraverso gli effetti e l’impatto che le sensazioni suscitate dalla sua percezione hanno sull’individuo—un fattore determinante nel tracciare i confini e i limiti del corpo, della mente dell’individuo e della sua esistenza, contribuendo così, da un lato, a modellarne l’identità e il suo divenire:
vi assicuro
con amore
sono a dirvi la mia gioia di essere qui
ora
nel mio presente
raccogliendo quanto di me è trascorso
sognando quanto rimane da trascorrere.
(da "Il mio bastarmi vi offende", 2007)Conosco
- come potrebbe essere altrimenti? -
Il corpo che cambia
all’oscillare lento del pendolo in legno d’ebano
chiuso nell’armadio.
(da "Conosco", 2008)Mi ritrovo incapace
di farmi mio vate
in questa vaghezza sconosciuta
di futuro.
(da "D’un balzo", 2010)e dall’altro, a permetterne la differenziazione da quello degli altri individui:
Ci fanno diversi
la trama dell’esperienza
e l’ordito dei ricordi.
Ci fa eguali
sempre
l’attesa curiosa del morire.
(da "Restaurati, rammendati", 2020)“E dopo”: un varco nel tempo
Alla luce delle considerazioni fin qui svolte sulla centralità del tema del tempo nella produzione poetica di Raffaelle Porotto, la recente poesia “E dopo” (scritta e pubblicata nel 2026 in Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. II:18) assume un rilievo del tutto particolare, sia perché ricapitola la maggior parte degli aspetti del tempo che Raffaella Porotto ha indagato lungo l’intero arco della sua attività poetica (più specificamente: lo svolgersi del tempo, il suo rallentarsi ed espandersi, l’aspetto psicologico dell’attesa, l’irreversibilità del tempo, il tempo come fenomeno segnato dagli eventi naturali, il tempo quale sorgente di emozioni e piacere, e il tempo quale principio costitutivo dell’identità individuale), sia perché porta alla luce un ulteriore aspetto del tempo coscienziale che, passando facilmente inosservato, viene solitamente sottovalutato: un aspetto che, configurandosi come condizione trascendentale dell’esperienza, come forma strutturante dell’esperienza, risulta invece essere di fondamentale importanza tanto nella creazione di senso in generale, quanto, più specificamente, nel dare all’individuo la possibilità di esperirsi come un’entità dotata di continuità temporale.
E dopo
Meravigliosa frattura.
Dicono Lacerazione.
Lo chiamano Divario.
Forse è uno Scompenso.
Il gorgoglio dell’acqua scende rapido nel condotto.
Lascia schegge aguzze di ossidiana
briciole di calce secca
frammenti di mattone ocra scuro.
Spazio libero.
Vuoto.
Solitario.
Innominato.
Ne sorrido.
Sorrido al Non Essere
che sa così poco di sé.
Al claudicante Non Esserci
che ancora deve affacciarsi alla mia porta.
Sincera
fragile
trepida
commossa attesa, la mia
che apre a nuovi orizzonti.In questa poesia, Raffaella Porotto si sofferma sulle parentesi di sospensione, di vuoto percettivo e di assenza che—nel flusso molto spesso caotico e scoordinato degli eventi che ininterrottamente popolano la nostra coscienza, siano essi sensazioni, pensieri, idee, immagini, emozioni, ricordi o altro—separano un evento dall’altro.
Queste parentesi di sospensione sono caratterizzate dall’assenza di qualsiasi contenuto sensibile e segnano l’inevitabile finire, completarsi, esaurirsi di un dato evento—il quale diviene gradualmente “passato” per essere poi definitivamente scordato o per venir affidato alla memoria—e l’affacciarsi di un nuovo evento, che può essere variamente concepito come l’ignoto, l’atteso, l’annunciato, l’agognato, il temuto, o in altro modo, ma che comunque sempre proviene dal “futuro”.
Queste parentesi di sospensione non vengono solitamente percepite, sia perché sono molto brevi, sia perché sono prive per noi di un preciso significato che non sia quello di puro “collante” o di fase di transizione tra un evento e l’altro, sia infine perché tendiamo preferibilmente a soffermarci su ciò che ha maggiore senso per noi, ossia sugli eventi stessi, su ciò che percepiamo, proviamo, pensiamo, immaginiamo, ecc.—tendenza questa tanto più accentuata in un’epoca come la nostra, dominata dalla fretta, dalla necessità di impiegare e far fruttare utilitaristicamente ogni istante che abbiamo a disposizione, in cui il soffermarsi sui questi momenti di vuoto appare come un’attività inutile se non addirittura insensata.
È importante sottolineare che queste parentesi di vuoto percettivo, pur essendo prive di un preciso contenuto e significato, non sono dei momenti di assoluta incoscienza o mancanza di ogni forma di coscienza, ma al contrario sono dei momenti in cui l’individuo mantiene una certa, seppur minima, forma di coscienza e con essa la coscienza di se stesso e del suo esserci9.
Di questo, ben si avvede Raffaella Porotto, che mostrandosi in aperto contrasto con la comune e ormai diffusa tendenza ad ignorare ciò che è considerato inutile, sa esercitare la necessaria sensibilità, attenzione e intelligenza per apprezzare, e riuscire a soffermarsi su quel vuoto percettivo che separa un evento dall’altro―un vuoto percettivo che apparentemente sembra essere senza senso, nient’altro che un inutile e inammissibile spreco di tempo, ma che al contrario contribuisce in modo fondamentale, anche se inavvertito per la maggior parte di noi, a determinare il senso delle cose e di noi stessi.
Rallentando la sua attività coscienziale, Raffaella Porotto giunge fin quasi a fermarla, riuscendo a mettere in evidenza con tecnica fotografica l’attimo di vuoto che separa due eventi, quel “Divario” e “frattura” magistralmente sottolineati dalla frammentazione ritmica dello stesso discorso poetico (Spazio libero. / Vuoto. / Solitario. / Innominato): un attimo di vuoto che conserva ancora traccia dell’evento appena passato (Il gorgoglio dell’acqua scende rapido nel condotto. / Lascia schegge aguzze di ossidiana / briciole di calce secca / frammenti di mattone ocra scuro), ma che già anticipa l’evento che sta sulla soglia della nostra coscienza (Sorrido al Non Essere / … / che ancora deve affacciarsi alla mia porta).
È proprio grazie a quell’attimo di vuoto, alla graduale ma inarrestabile scomparsa dell’evento precedente, che si libera il terreno per la comparsa del nuovo evento, e che si vengono così a creare le condizioni per la formazione di quel nuovo senso che ancora non esiste (Sorrido al Non Essere / che sa così poco di sé) e che solo il nuovo evento saprà portare con sé. Il temporaneo vuoto percettivo, con la sua mancanza di senso, si configura quindi come fondamentale forma strutturante dell’esperienza costitutrice di senso.
Per descrivere il modo in cui Raffaella Porotto riesce a bloccare lo scorrere del flusso di coscienza, ho usato non a caso l’espressione “tecnica fotografica”. Come si sa, la tecnica fotografica implica l’esclusione di ogni dimensione temporale a favore della pura rappresentazione spaziale. È proprio questo quanto possiamo notare nella poesia E dopo: in essa, infatti, l’intera vicenda temporale viene rappresentata in termini quasi totalmente spaziali: il momento o attimo di vuoto percettivo viene esplicitamente definito come uno “Spazio libero”, oltre che ad essere descritto con i più fisici “frattura” e “lacerazione”; l’esaurirsi e il progressivo scomparire dell’evento viene rappresentato con l’efficace metafora spaziale del gorgoglio dell’acqua “che scende rapido nel condotto”, lasciando dietro di sé “schegge aguzze di ossidiana / briciole di calce secca / frammenti di mattone ocra scuro”; la comparsa del nuovo evento comporta il delinearsi di “nuovi orizzonti.”
Chi ha la sensibilità e la capacità di soffermarsi sull’attimo di vuoto che separa due eventi consci provvisti di contenuto, può godere di quanto quell’attimo gli può donare: la libertà di immaginare, in piena autonomia, un nuovo e diverso corso degli eventi (“Spazio libero. / Vuoto.”); il privilegio di sentirsi autore e interprete di un evento non ancora socialmente fissato, pianificato, stabilito (“Spazio libero / … / Innominato”); il vantaggio che la conoscenza di se stessi offre su chi e su ciò che ancora non conosce se stesso (“Sorrido al Non Essere / che sa così poco di sé”); la sicurezza rappresentata dall’esserci, con tutto il bagaglio di esperienze e conoscenze acquisite, rispetto al non-essere, a ciò che ancora deve formarsi e divenire (“Sorrido al Non Essere / … / Al claudicante Non Esserci”); la curiosità e la trepidazione che l’attesa di un nuovo evento sempre comporta (“trepida / commossa attesa, la mia”).
Libertà, privilegio, vantaggio, sicurezza, curiosità e trepidazione: sono queste alcune delle principali sensazioni che si possono provare quando si riesce a soffermarsi sull’attimo di vuoto che separa due eventi consci provvisti di contenuto. Al pari dell’effetto che le sensazioni indotte dagli altri aspetti del tempo hanno sull’identità dell’individuo, anche queste sensazioni contribuiscono in vario grado e modo a delineare, (ri)confermare e consolidare (o a smantellare, confondere, annebbiare) il senso di sé dell’individuo, la sua identità, e a differenziarlo da quello degli altri individui. Le sensazioni di libertà e autonomia che provo nel trovarmi e nell’operare in quello “Spazio libero” mai percorso prima da nessun altro (“Innominato”), mi restituiscono un’immagine di me stesso come dell’autore responsabile delle proprie azioni che ha la facoltà di agire in piena indipendenza. La sensazione di vantaggio che ho sul “Non essere” rinforza inoltre il senso che ho di me stesso, della mia identità, mi dà il senso del privilegio che godo rispetto al “claudicante Non Esserci”.
Al contempo, però, Raffaella Porotto sottolinea anche il senso di solitudine (“Spazio […] / Solitario”) e di fragilità (“fragile / […] / attesa, la mia”) che quell’attimo di vuoto comporta. Il vuoto infatti non è solo potenza costruttiva, ma è anche richiamo alla vulnerabilità. Non è solo condizione di libertà, ma è anche esposizione al nulla. Di fronte al nulla, sentiamo tutta la nostra finitudine, temporaneità e dipendenza dall’altro.
Il temporaneo vuoto percettivo ha infine un altro importante effetto che, sfortunatamente, viene di solito sottovalutato. Il vuoto percettivo, oltre che permettere la comparsa di nuovo senso e di riaffermare e consolidare i confini del sé, risulta essere di fondamentale e unica importanza nel consentire all’individuo di esperirsi come un’entità dotata di continuità temporale (dico “unica” per sottolineare come gli altri aspetti del tempo―percettivo, psicologico-soggettivo, orizzonte di riferimento, ecc.―non risultino essere, a questo fine, altrettanto rilevanti).
La sensazione di trovarsi nell’attimo di vuoto che separa due eventi consente infatti all’individuo di esperirsi come un’entità dotata di continuità temporale, come un soggetto che permane identico a sé stesso nel tempo, pur attraverso gli inevitabili mutamenti che lo scorrere del tempo comporta.
L’identità temporale dell’individuo è resa possibile proprio da quegli attimi di sospensione o vuoto percettivo che, pur separando un evento cosciente dall’altro, gli permettono di passare da uno all’altro senza soluzione di continuità e rimanere così costantemente entro l’ambito del suo vissuto cosciente. Infatti, come abbiamo visto, anche in tali intervalli l’individuo non cade nell’inconscio o nel non-conscio, ma continua ad essere cosciente e presente a se stesso, consapevole e capace di scelta e riflessione. Quegli attimi di sospensione o vuoto percettivo, fungendo da “collante” degli eventi che attraversano il flusso di coscienza, da “banco” su cui tali eventi vengono generati, assemblati, combinati e disposti, garantiscono la continuità del vissuto dell’individuo e con essa la continuità dell’individuo stesso. Essi si configurano cioè come condizione trascendentale dell’esperienza, come sua forma strutturante.
Concludo con due brevi considerazioni di carattere teorico. La prima riguarda specificamente quanto è stato trattato in questo saggio, ossia il tema del tempo nell’opera poetica di Raffaella Porotto. Molti degli aspetti relativi al tempo che la poesia di Raffaella Porotto affronta—dalle diverse forme della sua percezione psicologica, alla dinamica di ritenzione e protensione, fino al ruolo che la continuità temporale del vissuto svolge nella costituzione dell’identità dell’individuo—sono stati ampiamente tematizzati nella riflessione filosofica e psicologica moderna, basti pensare allo psicologo William James (1842 - 1910)10, al filosofo Edmund Husserl (1859 - 1938)11, Henri-Louis Bergson (1859 – 1941)12, allo psichiatra Eugène Minkowski (1885 - 1972)13, agli psicologi Paul Fraisse (1911 - 1996)14, Robert E. Ornstein (1942 - 2018)15 e e Giovanni Bruno Vicario (1932 - 2020)16.
Richiamare questi precedenti non significa attribuire a Raffaella Porotto un progetto teorico implicito, né “filosofizzare” la sua scrittura. Significa piuttosto riconoscere che la poesia può costituire uno dei luoghi privilegiati in cui questioni filosofiche e psicologiche di lunga tradizione si manifestano in forma incarnata, sensibile e non concettuale. In questa prospettiva, la poesia di Raffaella Porotto non ripete temi già noti, ma li riapre: non li espone in forma teorica, bensì li rende esperibili.
Il presente saggio si colloca su questo crinale: non legge la poesia come applicazione di una qualche teoria, ma la assume come occasione per interrogare, a partire dall’esperienza poetica stessa, un nodo filosofico più ampio—quello delle condizioni trascendentali dell’esperienza e della continuità del vissuto.
Da questo punto di vista―e qui passo alla seconda considerazione che concerne invece la natura stessa dell’atto critico―la mia lettura critica dell’opera poetica di Raffaella Porotto può configurarsi non solo come un tentativo di interpretarne lo specifico significato e coglierne il valore artistico, ma anche, come un atto volto a sviluppare, muovendo dalla sua opera, alcune delle possibilità di riflessione che la sua stessa trama poetica rende pensabili. In questo senso, condivido appieno quanto sostiene la stessa Raffaella Porotto17:
Le riletture critiche di un testo, sia esso poetico o in prosa, ne costituiscono una creazione parallela, discordante o meno, dove ad entrare in gioco sono la personalità, il gusto, la fantasia, la capacità percettiva, le preconoscenze di chi mette in atto la rilettura critica. In una parola: l’atto creativo iniziale si integra ed amplifica in un secondo atto creativo, differenziandosi o meno dall’originale, diventando Più, Altro. A testimonianza di come il tessuto relazionale sia fondamento dell’Arte e del Vivere.
Mi sono avvalso dell’ausilio delle piattaforme Voyant Tools e Text Analazyer per una prima analisi del testo, che ho poi rivisto e corretto laddove necessario.
Porotto, R. (2020). Cronologie di un’anima. Rieti: Placebook Publishing & Writer Agency. Questo libro è ora liberamente accessibile al link https://archive.org/details/raffaella-porotto-cronologie-di-un-anima
Va precisato che l’elaborazione delle frequenze elaborata da Voyant Tools non tiene conto della lemmatizzazione: forme flessionali della stessa parola vengono conteggiate separatamente. Inoltre, la frequenza delle parole riflette l’aggregazione dei diversi valori che una parola può avere: ad esempio, la frequenza dell’avverbio “ancora” risulta dall’aggregazione dei valori temporale, intensivo e aggiuntivo. Ho escluso dalla rappresentazione grafica parole grammaticali molto comuni quali articoli, preposizioni, congiunzioni, pronomi e gli avverbi “non”, “più” e “come”, che solitamente hanno la più alta frequenza d’uso in ogni testo.
Con funzione non strettamente temporale, ma intensiva o aggiuntiva, “ancora” occorre 11 volte.
“Ora” ricorre inoltre 3 volte come sostantivo.
Come aggettivo, “più” occorre 6 volte.
Il conteggio, effettuato con Text Analazyer, include l’intero spettro delle categorie grammaticali, senza esclusione di classi lessicali o funzionali.
Quando non diversamente indicato, tutte le poesie citate sono tratte da Porotto, R. (2020). Cronologie di un’anima, op.cit.
Si può ipotizzare che questa forma minima di coscienza sia assicurata da sistemi quali la working memory oppure da meccanismi neurofisiologici come il cross-frequency coupling (CFC) tra oscillazioni neuronali di tipo theta, alfa e gamma, secondo cui l’accoppiamento tra oscillazioni theta e gamma consentirebbe il coordinamento di più elementi della working memory organizzati in sequenza, mentre l’accoppiamento tra oscillazioni gamma e alfa sarebbe coinvolto nel mantenimento degli elementi sensoriali e spaziali della working memory. Rimando il lettore che fosse interessato ai miei articoli Marchetti, G. (2018). Consciousness: a unique way of processing information, Cognitive Processing, 19, 435–464. doi: 10.1007/s10339-018-0855-8 e Marchetti, G. (2022). The ‘why’ of the phenomenal aspect of consciousness: its main functions and the mechanisms underpinning it, Frontiers in Psychology, 13, 1–20. doi: 10.3389/fpsyg.2022.913309.
James, W. (1890). The Principles of Psychology. New York: Henry Holt and Co.
Husserl, E. (1998). Per la fenomenologia della coscienza interna del tempo (1893-1917), a cura di Alfredo Marini. Milano: Franco Angeli.
Bergson, H.-L., (1997). Durata e simultaneità (a proposito della teoria di Einstein). Bologna: Pitagora editrice
Minkowski, E. (2004). Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia. Torino: Einaudi.
Fraisse, P. (1963). The psychology of time. New York: Harper & Row.
Ornstein, R. E. (1969). On the experience of time. Middlesex, England: Penguin Books.
Vicario, G. B. (2005). Il tempo. Saggio di psicologia sperimentale. Bologna: Il Mulino.
Raffaella Porotto, comunicazione personale, 13 marzo 2026.
Citation
Marchetti G. (2026). La forma del vuoto: il tempo coscienziale nella poesia di Raffaella Porotto. Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. II, Number 29.
DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.18997229
TYPE: Essay
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Acuta e profonda ricerca sulla poesia di questa Autrice e sulla poesia in generale. Il tempo, sia maledetto il suo trascorrere, non lo si esamina mai abbastanza.
Complimenti a te Prof. Marchetti per l 'attenta e riflessiva analisi sui testi dell'autrice Raffaella Porotto, le cui Poesie sono finestre spalancate a intime riflessioni.