La menzogna della verità. Commento a “Il sonno della ragione” di Guido Cornia
(Aletheia JLLS, Vol. I:13, 5 October 2025)
L’inevitabilità della menzogna
La menzogna, per quanto biasimevole, criticabile, inaccettabile, è indispensabile per la convivenza sociale e per il vivere civile:
Ci si rese conto ben presto che la bugia era il caposaldo più solido tra quelli su cui si basava la convivenza delle società umane. Di tutte. Di qualunque dimensione fossero. Dalla tribù di venti individui nel sud del Borneo all’Impero britannico. Dal Regno di Tablahara alla Democrazia americana. La cortesia era menzogna. La diplomazia, era menzogna. Gli accordi politici, i rapporti coniugali, le promesse d’eterno amore, la solidarietà, la compassione… (…) Tutto falso. Ma apparentemente indispensabile,riconosce Oniris (soprannominato naso di cane per la facoltà che gli consente “di percepire l’acre puzzo della menzogna, che agli altri sfuggiva”), la voce narrante del romanzo di Guido Cornia Il sonno della ragione.
Talvolta si mente per non far del male o per non farsi troppo male. Si mente per fare una cortesia. Si mente per educazione. Si mente per difendersi o per difendere qualcun altro. Si mente per governare. Si insegna ad ammirare quel gran bugiardo di Ulisse, che conquistò Troia con il trucco del cavallo e ingannò Polifemo dicendogli di chiamarsi Nessuno. Nella Bibbia si racconta che persino Dio spinse ingannevolmente Abramo a credere che fosse necessario sacrificare il figlio Isacco per dar prova della sua fede.
Si mente in vari modi. Si può mentire negando, affermando, mascherando, nascondendo o simulando, come fece Gesù che—come racconta il Vangelo di Marco—dopo la sua morte, apparve “sotto altro aspetto” a due apostoli sulla via di Emmaus. Si può mentire anche semplicemente tacendo, non dicendo.
Chi recita mente sapendo di mentire, così come chi scrive romanzi. Come afferma David Hume, il noto filosofo empirista che scrisse il Trattato sulla natura umana, i poeti e i letterati sono mentitori di professione che ingannano i loro lettori raccontando cose che nascono dalla loro immaginazione come se fossero fatti realmente accaduti.
Saper mentire è indice che si è riusciti a sviluppare complesse capacità cognitive e consapevolezza di sé. I bambini impiegano anni per imparare a mentire e a riconoscere le menzogne. Saper mentire richiede capacità ben superiori a quelle necessarie a dire la semplice verità. Per rendersene conto basta pensare al fatto che per mentire bisogna non solo sapere quale sia la verità, ma anche sapere nasconderla, saper inventare una realtà che sia probabile, verosimile e convincente, sapere che l’interlocutore ha una mente diversa dalla tua e crederà a quello che dici, e sapersi comportare ed esprimere coerentemente dopo aver mentito (e non cadere, ad esempio, in contraddizione con quanto si è affermato). Mentire è cioè un atto meta-cognitivo altamente complesso. Non è un caso che per sviluppare queste complesse capacità cognitive i bambini dedichino molto del loro tempo a giochi di “simulazione”, ad esempio, a “fare il dottore”. Se qualcuna di queste capacità manca o è poco sviluppata, viene compromessa la capacità di raccontare bugie, come nel caso di alcuni bambini autistici che hanno una scarsa capacità di mentire e fingere, e fanno persino fatica a concepire che qualcuno possa dire qualcosa di diverso da quello che realmente pensa.
Insomma, mentire è umano e soprattutto rende molto umani1.
L’assenza della menzogna renderebbe inumana e insopportabile la nostra vita. «D’altronde,» come avverte molto malinconicamente Oniris naso di cane, «che altro si sarebbe potuto fare? Vivere isolati l’uno dall’altro limitandosi a grugnire gli assensi e a scuotere il capo nei dinieghi?» L’assenza della menzogna ci priverebbe dei nostri personali spazi di libertà, dei momenti non contaminati dalla presenza dell’altro, dalla vita sociale, dalle sue norme, regole, costrizioni, consuetudini, dei momenti in cui noi siamo veramente noi stessi. L’assenza della menzogna dischiuderebbe immediatamente tutto il nostro pensiero, non solo quello ponderato, misurato, razionalmente calibrato, volontariamente valutato, ma anche quello involontario, impulsivo, grezzo, superficiale. Dovremmo allora spiegare ad ogni piè sospinto il perché di certi nostri pensieri di cui neanche noi stessi siamo in grado di spiegarci l’origine. Si ingenererebbero insanabili conflitti tra gli esseri umani, con la conseguente rinuncia ad ogni contatto umano e l’affermarsi dell’inevitabile solitudine e dell’insopportabile noia: “Quanti eremi sarebbero occorsi? Quanto avrebbe dovuto essere vasto il mondo?”
L’inevitabilità della menzogna quale segno costitutivo della natura umana trova la sua ragion d’essere nel processo evolutivo che ha portato alla comparsa dell’uomo su questa terra. Ce lo rivela una domanda che Oniris naso di cane pone ad un indefinibile oggetto dal vetro scuro—il computer, l’Intelligenza artificiale, la moderna sfera magica—che contiene tutto lo scibile umano, in cui:
chiunque può trovare le risposte che cerca”: «Perché la vita è così? …assurda (…) Forse quell’affare può spiegarci perché qui tutto sia sbagliato. Ecco, chiedi questo alla tua sfera magica. Perché la vita sia sbagliata. Perché le radici degli alberi debbano lottare fra loro per conquistare un pezzetto delle viscere della terra per sopravvivere. Perché gli animali debbano mangiarsi fra loro. Noi inclusi. Perché la vita abbia sbagliato pianeta, in sostanza. Chiedi questo.» La menzogna è inestricabilmente legata alla vita, alla lotta per la vita.
Purtroppo, alla domanda del perché la vita debba essere proprio così e non altrimenti, neanche la moderna sfera magica sa rispondere:
Non ci fu risposta. Venne fuori una miriade di notizie strampalate, ma niente che potesse chiarire le cose. Brani della bibbia. Discorsi di Presidenti, Re, Papi, Ayatollah, filosofi e uomini della strada. Storie di profeti antichi e storie di saggi contemporanei. Dipinti sconvolgenti e croste ributtanti. Molte domande e nessuna risposta.Questa incapacità a rispondere della moderna sfera magica non deve sorprenderci affatto, dal momento che la sfera magica è un nostro prodotto, costruita su nostra misura, con i nostri stessi presupposti e criteri, con tutti i limiti cognitivi che caratterizzano la nostra natura. In quanto nostro prodotto, la sfera magica non può che computare e processare dati alla nostra stessa maniera, in base a regole da noi fornite e alle informazioni da noi elaborate. Essa non può inventare nulla di nuovo e nulla d’altro che oltrepassi i limiti e gli schemi imposti dalla nostra mente e dalla nostra natura. Al pari di noi, essa non può “uscire da se stessa” ed effettuare quel magico bootstrapping conoscitivo che le permetterebbe di concepire una vita alternativa, di “osservarsi” da un diverso livello ontologico da quello che ha permesso la sua comparsa.
Dell’impossibilità di uscire da questo invalicabile limite conoscitivo si rende ben conto Alétheja (dal greco ἀλήθεια, “eliminazione dell’oscuramento”, “verità”, “rivelazione” o “svelamento”), la figlia di Oniris naso di cane, quando esorta il padre a smettere di cercare l’impossibile, di cambiare il mondo, ossia di sconfiggere “quell’oblio delle coscienze”, “quella malia” che impedisce agli uomini di vedere la verità:
«Datti pace. Fermati. Smetti di provare irritazione per ogni cosa che funzioni diversamente da come vorresti. Il mondo è questo. Mal costruito e destinato a cambiare continuamente. Ma forse la perfezione sarebbe il peggiore dei suoi difetti.» La perfezione è infatti un mero ideale. In quanto tale, ognuno se ne può confezionare uno specifico a sua misura: il che lo rende difficilmente applicabile anche alle altre persone. Inoltre, in un mondo in continua evoluzione («Il mondo è in costruzione. Ed in fase iniziale, per di più.»), questo ideale richiederebbe di essere continuamente aggiornato, rendendo l’ideale stesso impraticabile.
Se nel precedente romanzo di Guido Cornia—Oltre le barriere del pensiero—l’affannoso quanto inconcludente tentativo di normalizzazione, di adeguamento ad un ideale d’uomo che sia socialmente accettabile, viene praticato nei confronti del protagonista principale—Rhett—da vari personaggi (principalmente dal professor Rutherford e da uno dei due figli di Rhett, quello dalla grigia anima color “canna di fucile”), ne Il sonno della ragione, è Oniris naso di cane, cioè il protagonista stesso, a tentare di perseguire e persino imporre il suo ideale:
«Se quella fosse stata la chiave per conoscere il giusto aspetto ed il corretto senso delle cose, avrei potuto rendere visibile Alétheja per sempre. Senza più bisogno di specchi falsificatori. E il puzzo di menzogna che tormentava il mio naso da tutta la vita sarebbe finalmente svanito». Un tentativo quello di Oniris naso di cane che la figlia giudica inutile:
«Ti ostini a migliorare il mondo secondo i tuoi concetti di giustizia e ingiustizia, ma alla gente del mondo le cose stanno bene così! Vogliono seguitare a subire torti per poi potersene lamentare.». Un tentativo destinato a fallire perché, come giustifica Oniris naso di cane: «Lo sbaglio siamo noi umani. Non riusciamo ad adattarci a questo pianeta perché non è il nostro». Un tentativo che, alla fine, Oniris naso di cane rinuncerà di perseguire andando a morire vicino alla tomba di Pragma di Einrich l’orbo, la donna che egli ha amato, o “forse no”, ma che a tutti gli effetti gli ha dato come figlia Alétheja.
Il processo della ricerca della verità
Il percorso che porta alla verità non è di certo breve, facile, lineare, privo di insidie ed inganni. Né tantomeno è scontato che il solo intraprenderlo ci possa un giorno effettivamente condurre ad essa.
La ricerca della verità avviene ne Il sonno della ragione in vari luoghi, durante diversi secoli e in vari modi. Oniris naso di cane attraversa, assieme ai suoi compagni di viaggio, continenti diversi, solca gli oceani, incontra genti e civiltà diverse. Assistiamo allo svolgersi di guerre, vicende e avvenimenti accaduti in diversi periodi della storia umana:
“Finché un giorno, più a nord di lì, sbarcò la Mayflower con il suo carico di superstizioni e piombo, e tutto tornò com’era sempre stato”; “Un cialtrone genovese figlio di Papa reclamava tre navi per compiere ciò che era già stato compiuto chissà quante volte”; “Il giorno in cui Guillotin cambiò la storia, vennero da me due tizi”; “«E chi avresti ammazzato?» «Giacomo Matteotti.»”; “«I ruminanti avranno la scusa che cercano da sempre per usare Little boy su Sodoma e Fat man su Nagasaki.» «Ma no, Alétheja! I ruminanti sono quello che sono, ma non arriveranno a tanto!» «Spero tu abbia ragione. Spero proprio tu abbia ragione.» Invece arrivarono a tanto. I ruminanti arrivarono a tanto. E a molto di più. Sodoma e Nagasaki vennero liquefatte. Precedute di un solo giorno da Hiroshima e Gomorra.”La verità non è facile da raggiungere innanzitutto perché non è una questione di pura percezione. La verità non è una cosa che si possa vedere con gli occhi, come ci dimostrano gli inganni e le illusioni che la natura stessa ci offre:
Il buio esisteva. Molte di quelle stelle no. Erano spente da milioni di anni. Ciò che il cielo mostrava era un inganno. Esibiva astri caduti e ne nascondeva altri più giovani e più splendenti, che nessun uomo avrebbe mai veduto. Anche quell’infinita testimonianza dell’eternità stava mentendo.La verità non è facile da raggiungere perché talvolta viene intenzionalmente nascosta per puri e miseri interessi personali—economici e di potere. Come rivela Alétheja, parlando di Anteglione:
«Quello che divenne Re non voleva che io diventassi visibile. Forse all’inizio sì, pensava di raccattare qualche pezzo d’oro da maniaci insoddisfatti mostrandomi seminuda, ma dopo aver scoperto che cosa accadeva mostrandomi riflessa, le sue mire si erano ingigantite. L’uomo che divenne Re voleva mostrarmi alterata.»Del resto, economia e potere non potrebbero esistere senza menzogna. L’economia si basa infatti su una precisa menzogna:
L’arma più esterna si chiamava economia. Termine che induceva a pensare al risparmio e all’oculata distinzione tra l’essenziale ed il superfluo, mentre era l’esatto contrario. Un’arma che tutti pensavano caricata a denaro ma in realtà scarica, da puntare al petto di chi quelle minacce temeva. Nulla di più di una stima basata sulla rarità di una delle cose più abbondanti che esistessero (…) Che scorreva liquida in appositi fiumi gialli e splendenti (…) Che decorava polsi, decolté raggrinziti e lobi d’orecchi, senza rendere nulla più bello di quanto già non fosse, non mostrando altro che stupida ricchezza. Emblemi di conquista, boria di poveri di spirito.E per quanto riguarda il potere, come molto schiettamente osserva Oniris naso di cane: «Non si può governare il mondo senza la menzogna.»
Se non possiamo raggiungere la verità con i soli sensi, con la sola percezione, quali altri modi abbiamo per raggiungerla? Come osserva Oniris naso di cane, raggiungere la verità sembra essere un processo esperienziale complessivo, peraltro legato al singolo individuo e molto spesso dovuto al caso, alla buona sorte:
«Sai, forse il mostro non aveva tutti i torti. Forse dovremmo chiedere alle persone se hanno incontrato Alétheja. E non se l’hanno vista. Pare un’inezia, ma forse non lo è.»Ecco allora il tentativo di Oniris naso di cane di raggiungerla con l’arte, e più precisamente con la musica:
Quale maleficio gravava sul mondo degli uomini? Ecco il quesito. V’era un responsabile di quell’oblio delle coscienze? (…) Decisi di sconfiggere quella malia. Come diceva un centurione, un’idea si combatte con un’altra idea. E dunque avrei combattuto un incanto con un altro incanto. Avrei evocato l’arte più elevata.Oniris naso di cane diviene allora “maestro di note e semitoni, virtuoso esecutore e non meno ispirato autore.” Vengono ad ascoltarlo da tutto il mondo folle straripanti incantate da sovrumane melodie. Di conseguenza, Alétheja diviene
leggermente più visibile (…) Per qualche anno ci si illuse che la verità trionfasse, giacché ciò che di lei era destro ora si mostrava destro, e ciò che era sinistro, sinistro.Purtroppo, l’arte, come ogni altro prodotto umano, è soggetta agli stessi limiti a cui sono soggetti gli esseri umani, riguardino essi aspetti tecnici di realizzabilità e riuscita dell’opera d’arte (“Al crepuscolo del sesto giorno di un autunno qualsiasi, mentre eseguivo la partitura bassa del Lohengrin, a Corona del martirio sfuggì uno sbadiglio”) o di altro tipo, come l’avidità (“La musica era stata sconfitta dall’avidità”) e neanch’essa riesce ad assicurare il raggiungimento della verità:
Ma non durò per sempre (…) La passione era consumata. Il grande amore, svanito. Ogni magia, dissolta. E Alétheja tornò più trasparente del cristallo più prezioso.Non va meglio con altri metodi che prevedano il ricorso all’inferenza logica o alla statistica:
Doveva esserci un nesso tra la facoltà di distinguere la menzogna dalla verità e il ricevere risposte negative. Non poteva trattarsi di una casualità. Avevo interrogato milioni di persone, nella vita, e sempre le risposte erano state negative. Quando mi trovavo in luoghi affollati tentavo con il sistema opposto: prendevo dalla bisaccia un uovo di Alétheja e, picchiettandolo su una pietra lo aprivo, cercando la verità anziché la menzogna. Ma il risultato era lo stesso.Del resto, la verità fa male, venirla a conoscere non è un processo indolore: “Siamo composti di lacrime, e le lacrime sono quasi sempre figlie del rimorso o dell’amore perduto. Non si può mentire in quelle circostanze”, per cui non sempre è desiderabile conoscerla.
Utopico risulta anche il progetto di sconfiggere la menzogna e far trionfare la verità combattendo il potere costituito:
Inganno dopo inganno, avrei dovuto scalare quella pietrosa montagna d’aria. Fin lassù, al vertice. Poi prendere il Re dei Re dei Re dei Re dei Re e buttarlo di sotto. Solo allora quella mostruosità composta di molecole del nulla sarebbe svanita come un soffio d’aria fresca che dissolva un fumo senza fuoco. Solo allora sarebbe nato il piccolo Justice. Solo allora il mondo sarebbe stato adatto agli uomini. Solo allora Alétheja sarebbe stata, pur con imperdonabile ritardo, visibile a tutti.Infatti, la capitolazione del potere costituito (“Il Re dei Re dei Re dei Re dei Re morì suicida un paio di mesi dopo la mia investitura a Camerlengo”) porta inevitabilmente all’instaurarsi di una nuova forma di potere, in quanto è pur necessario governare i fenomeni sociali (“Gli uomini, presi uno ad uno, dispongono di una certa capacità di discernimento. Ma se li si unisce e si fa di loro una folla, quel discernimento svanisce e ci si trova di fronte all’idiozia assoluta”) e garantire un certo livello di convivenza tra gli uomini. E questa nuova forma di potere—sia essa anche la più democratica—dovrà a sua volta venir combattuta (“Occorreva che io facessi sparire i Presidenti dei Presidenti dei Presidenti dei Presidenti dei Presidenti come avevo fatto con i Re”), in quanto comunque imperfetta e dunque menzognera («La democrazia, Alety? La democrazia? Tu credi ancora a quella baggianata? La democrazia non è che la dittatura di una minoranza»).
La menzogna della verità
Uno dei principali insegnamenti che Il sonno della ragione ci trasmette riguarda quindi l’illusorietà di ogni tentativo di sconfiggere definitivamente la menzogna. La menzogna è connaturata in noi, nella nostra natura. Essa ci serve, ci protegge, protegge il nostro più intimo io, protegge i nostri cari. Essa è modellata principalmente sul principio che la nostra vita mentale—i nostri pensieri, le nostre idee, i nostri ricordi, i nostri desideri—è inaccessibile agli altri. Nessuno, fino ad ora, ha potuto leggere direttamente quello che passa nella nostra testa, e noi non riusciamo a leggere direttamente nella testa degli altri. Neppure il Signore ci riesce: «Il tuo cuore è difficile da leggere, Oniris.» Questa inaccessibilità può essere superata solo con il linguaggio; ma il linguaggio è un giano bifronte che funge sia da mezzo di collegamento, connessione e unione, che da barriera, filtro, separazione. Quante frasi vengono dette per pura opportunità o cortesia: “«Ti trovo bene, ti rimetterai presto, come ti dona quell’abito…», «Mi dispiace…» Tutto falso.” Sull’inaccessibilità della nostra vita mentale abbiamo costruito tutto il nostro io, il nostro rapporto con gli altri. E siamo disposti a tutto per mantenere e garantire quella inaccessibilità, fino a mentire spudoratamente.
Parallelamente, Il sonno della ragione ci insegna che la verità è molto spesso impossibile da conoscere, e quand’anche venisse conosciuta, molto probabilmente non lo sarebbe mai pienamente:
In definitiva, nessuno mai aveva conosciuto Alétheia. E, a quanto pareva, nessuno mai l’avrebbe conosciuta.Vi è tuttavia anche un altro importante insegnamento che Il sonno della ragione ci trasmette: molto spesso, chi crede di riuscire a scovare la menzogna, non sa riconoscerla in se stesso. Lo rivelano chiaramente le parole del Signore quando fa notare ad Oniris naso di cane gli errori che egli ha commesso nella sua vita:
«Una mancanza grave, tra quegli errori, mi sorprende particolarmente: non ti sei mai chiesto che cosa accadeva quando mentivi a te stesso. Non sentivi puzzo di menzogna? Oppure lo sentivi ma lo ignoravi?» «In effetti non mi è mai passato per la testa. Gli uomini mentono a se stessi? Davvero?» «Continuamente»La pretesa di saper scovare la menzogna nasconde molto spesso essa stessa una menzogna: la menzogna di possedere la (unica) verità. Chi parla di menzogna e fa dell’altro un bugiardo, rende infatti se stesso un depositario privilegiato della verità2. Saper riconoscere la menzogna implica infatti conoscere la verità. Ma, come si sa, la verità non è mai unica, né è data o rivelata. Ognuno possiede la propria verità e la costruisce in base ai propri ideali, convinzioni, esperienze, illusioni, speranze, desideri. Per cui, chi pretende di saper scovare la menzogna afferma implicitamente di farlo usando la sua verità quale cartina di tornasole.
In quest’ottica, sarebbe di conseguenza più opportuno parlare di “imporre la (propria) verità” piuttosto che di “saper scovare la menzogna” (come afferma Oniris naso di cane). Non è un caso, infatti, che la facoltà di Oniris naso di cane “di percepire l’acre puzzo della menzogna”, alla fine lo porti inevitabilmente a cercare di assumere il potere per far trionfare la (sua) verità:
Avrei dovuto usare quei talenti in politica. Oltre all’odore della menzogna, ora potevo sentire anche quello della verità. Disponevo di ciò che ogni politico sognava da millenni. Sarebbe stata la carriera più rapida e sfolgorante di tutta la storia della diplomazia. E sarei diventato il Re dei re dei re dei re di tutti i re. Non per vanità, ma per far nascere, finalmente, Justice il bambino.In conclusione, la menzogna più sottile e diabolica, ma anche più umana che il “sonno della ragione” non fa vedere è quella che si nasconde dietro ogni (pretesa) verità.
Vi sono moltissime pubblicazioni scientifiche sulla menzogna, la sua fenomenologia, la sua inevitabilità, la sua funzione, le patologie ad essa legate, i processi cognitivi che essa implica e così via. Cito qui solo alcuni lavori che possono servire da introduzioni generali alla menzogna e ai vari aspetti psicologici, sociali, etici ad essa collegati: Taylor, Shelley. E. 1989. Positive Illusions. Creative Self-Deception and the Healthy Mind. New York: Basic Books; Campbell, Jeremy. (2001). The Liar’s Tale. A History of Falsehhod. New York: Norton; Leslie, Ian. (2011). Born Liars: Why We Can’t Live Without Deceit. London: Quercus; Dell’Osso, Liliana e Luciano Conti. (2017). La verità sulla menzogna. Dalle origini alla post-verità. Pisa: Edizioni ETS; Marchetti, Giorgio e Pier celeste Marchetti. (2021). Menzogna o verità? Il rovescio della medaglia. Chieti: PlaceBook Publishing; Siracusano, Alberto. (2023). Perché mentiamo. Cosa nascondono le bugie. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Si veda a tal proposito von Foerster, Heinz e Bernhard Pörksen. (2001). La verità è l’invenzione di un bugiardo. Colloqui per scettici. Roma: Meltemi. Come nota Heinz von Foerster (pp. 26-27), menzogna e verità si condizionano a vicenda: “Chi parla di verità, fa dell’altro, direttamente o indirettamente, un bugiardo”. L’applicazione del concetto di verità “possiede un effetto terribile, che genera la menzogna, divide gli uomini in coloro che hanno ragione e coloro che – si dice – sono nel torto. La verità (…) è l’invenzione di un bugiardo.”
Citation
Marchetti G. (2025). La menzogna della verità. Commento a “Il sonno della ragione” di Guido Cornia. Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. I, Number 13.
DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.18525420
TYPE: Review
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