L’ingannevole iperrealismo de "La busta" di Maria Stefania Piras
La voce narrante de La busta, di Maria Stefania Piras, racconta della straziante ed angosciosa esperienza che vive chiunque sia costretto ad assistere—nella più completa e disarmante impotenza—al lento ma inarrestabile progredire del tumore in una persona cara.
Sorretto da una scrittura pulita, semplice, senza concessioni, il racconto fluisce in modo lineare verso l’inevitabile fine—la morte dell’amica dottoressa causata dal tumore diffuso. Al lettore non resta che assistere, in modo altrettanto impotente quanto succede alla voce narrante, allo svolgersi dei fatti.
Il realismo della narrazione è imposto dal regolare succedersi degli eventi, cadenzato dal ritmico contrapporsi dei vari tempi verbali, tipico del parlare-pensare quotidiano: l’imperfetto che si alterna al passato remoto (“andavo/ vidi”, “volevo aiutarla/mi scrisse”, “non sapevo/provai”) o al passato prossimo (“non ci speravo più. Ho letto e riletto”, “non era giusto. Ho pianto”, “volevo trovarla. Ho fatto ricerche”), il passato prossimo che si alterna all’imperfetto (“ho ricordato/ Era un brutto periodo”) o al trapassato prossimo (“tutti hanno saputo che se n’era andata”), il presente che si alterna all’imperfetto (“Sta male, mi dicevo. Sta male, lo sapevo”).
L’impressione realistica della narrazione viene accentuata dal puntuale inserimento fotografico degli SMS, tanto da sortirne un effetto quasi iperrealista. Un effetto, questo, che immobilizza il lettore su di un racconto certo, innegabile, e su uno svolgersi di eventi indiscutibile. Pochi ed inessenziali sono gli spazi interpretativi che gli vengono lasciati.
Che la narrazione non offra spazi interpretativi al lettore, che essa lo faccia sentire un puro spettatore, il quale nulla può ad essa aggiungere o togliere, viene simbolicamente rappresentato e confermato dal contenuto di una busta (da cui il titolo del racconto) che viene consegnata alla voce narrante in occasione della messa del trigesimo in ricordo dell’amica. La busta contiene quanto i vari amici e conoscenti dell’amica scomparsa avevano spontaneamente raccolto per contribuire alle spese che la voce narrante aveva sostenuto per pubblicare il necrologio dell’amica. All’apertura della busta, la voce narrante constata che essa contiene la somma esatta che lei aveva speso per il necrologio, né un euro di più, né uno di meno. Tutto nella narrazione quadra, nulla è fuori posto, nulla manca, non vi è bisogno di integrazioni, proprio come il denaro contenuto nella busta corrisponde esattamente a quanto la voce narrante aveva speso per il necrologio.
Ma ecco che proprio questa inattesa coincidenza suscita nel lettore un’inevitabile meraviglia: com’è possibile che la busta contenga la stessa cifra esatta che la voce narrante aveva speso per il necrologio? È un puro caso o è invece indice di qualcos’altro?
Questo dubbio perseguita il lettore fino a quando egli non decida di ripercorre con attenzione tutto il racconto. Nel qual caso, vedrà comparire—sulla piatta, calma, uniforme e compatta superficie del racconto iperrealista—le prime crepe.
Cosa voleva dire l’amica quando scrisse alla voce narrante che chi l’assisteva durante la malattia aveva deciso che lei non dovesse avere un “indirizzo fisso”? Perché mai non avrebbe dovuto avere un indirizzo fisso? A che fine?
E poi, ancora: cosa intendeva dire l’amica quando le scrisse che veniva tenuta “chiusa a riposo”? Non è affatto normale che qualcuno venga segregato in un qualche luogo, fosse anche un ospedale, contro la sua volontà!
Man mano che si rilegge e rianalizza il racconto, ci si accorge che quelle che inizialmente parevano delle innocue incongruenze, delle crepe superficiali, divengono dei solchi sempre più profondi che sanno nascondere altre verità. E che trasformano la meraviglia in sconcerto.
Risulta infatti incredibilmente strano che la voce narrante, che si era recata a casa dell’amica appena questa le aveva confermato di essere stata dimessa, non vi trovasse nessuno, e che anzi venisse a sapere che la casa era stata addirittura venduta!
E poi, perché chi l’assisteva, aveva tenuto nascosto la sua morte?
E infine: è un fatto proprio anomalo che l’amica riposi in “una tomba anonima, con il nome e i dati di nascita e morte, scritti in un foglio attaccato sopra, senza foto.”
A questo punto, molte ipotesi si affacciano alla mente del lettore. Certamente, l’amica poteva aver scelto di morire in solitudine, per non procurare dolore e affanni a nessuno. Ma poteva anche essere stata tutta una messa in scena che l’amica aveva architettato per dileguarsi, per cambiare vita, per sparire senza lasciar traccia alcuna di se stessa. Così come non si può scartare a priori l’ipotesi che l’uomo e la giovane ragazza “dai capelli lunghi e ricci” che avevano aiutato l’amica durante la sua malattia e ai quali essa aveva regalato la sua macchina, fossero in realtà dei delinquenti che l’avevano sequestrata e poi uccisa per impossessarsi dei suoi beni, e che fossero stati essi stessi a inviare gli SMS.
Insomma, Maria Stefania Piras ci mostra che sotto la realtà anche più apparente e scontata possono nascondersi altre e diverse realtà, a noi sconosciute; e che quanto più realistica è la narrazione, tanto più ci risulta difficile scovare quello che essa sa nascondere alla nostra vista. Come più in generale ci insegna il concetto di “cono d’ombra” elaborato all’interno della Teoria del Learnable1, ogni forma e manifestazione espressiva, mentre ci mostra un certo aspetto della realtà—ed anzi proprio per riuscire a mostrarci proprio quell’aspetto—ne occulta necessariamente e specificamente altri.
Magni L., Marchetti G., Alharbi A. 2023. Learnable Theory and Analysis. Rome: Luiss University Press; Magni L., Marchetti G., Alharbi A. 2024. Learnable Linguistics for Business Leaders. Lecce: Youcanprint; Magni L., Marchetti G., Alharbi A. 2025. Generative Leadership of Meanings. Lecce: Youcanprint.
Citation
Marchetti, G. (2025). L’ingannevole iperrealismo de “La busta” di Maria Stefania Piras. Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. I, Number 37.
TYPE: Commentary
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