Tra memoria e melodia. Un commento a "Comme une chanson" di Pier Celeste Marchetti
La scelta di inaugurare il Thread Tematico di Aletheia dedicato all’opera di mio fratello Pier Celeste1 con Comme une chanson (Collage)—che egli scrisse originariamente nel 1996 e pubblicò poi nel romanzo breve Alla fine del sentiero nel 2021—nasce dalla personale convinzione che questa poesia sia quella che più fedelmente, compiutamente e direttamente di ogni altra sua opera rappresenti lo spirito e la personalità di Pier Celeste.
La poesia termina con i versi:
Suonano le campane a festa, Din Don Dan Din Don Dan. La mia vita è tutta come una canzone.
Pier Celeste viveva effettivamente tutta la sua vita come fosse una canzone da ascoltare, ballare, cantare, comporre, arrangiare, scrivere, musicare e di cui gioire ad ogni istante.
La poesia, il cui titolo Comme une chanson (Come una canzone) fornisce il termine di riferimento metaforico che definisce e guida tutto il componimento, si articola su e attorno a dei brani musicali che esemplificano, senza esclusione, le varie tradizioni musicali:
la tradizione religiosa, rappresentata dal Gloria in excelsis Deo e da Tu scendi dalle stelle (nota anche come Canzoncina a Gesù Bambino o semplicemente A Gesù Bambino, un canto natalizio diffuso in tutta Italia composta da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori);
la tradizione popolare della prima metà del Novecento, rappresentata da La neige, La porti un bacione a Firenze (1937), Petit Papa Noël (1946), Bellezze in bicicletta (1951) e Timida serenata (1958);
la tradizione dei canti di montagna, rappresentata da Montagnes de ma vallée;
la musica leggera del secondo Novecento, rappresentata da Una rotonda sul mare (1964) e Il ragazzo della via Gluck (1966).
Sembrerebbero fare una parziale eccezione la filastrocca Un, due, tre, la Beppina la fa il caffè e il verso “Les étoiles au ciel ont un doux frou frou”, ispirato2 a Ma Bohème di Arthur Rimbaud (il verso originale recita: “Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou”), in quanto non sono propriamente dei brani musicali. Tuttavia, va notato, che sia la filastrocca che i versi di Rimbaud si prestano molto facilmente ad essere assimilati a dei motivi musicali. Infatti, la filastrocca viene sovente cantata o quanto meno recitata con un andamento fortemente ritmico; quanto a Ma Bohème, l’intrinseca melodia dei suoi versi la avvicina strutturalmente e naturalmente alla forma-canzone, un aspetto questo riconosciuto ad esempio da Léo Ferré che ne ha tratto una versione musicale.
In questa poesia, le prime e fondamentali fasi della vita di Pier Celeste—fanciullezza, adolescenza e giovinezza—che foggeranno il resto della sua vita, sono tutte scandite e accompagnate dalle musiche, dalle canzoni, dai ritornelli, dalle filastrocche e dai versi che più le caratterizzavano: il suono delle campane che annunciava l’inizio di un tempo di festa; i tipici canti natalizi e invernali che immancabilmente accompagnavano le festività natalizie ed il periodo invernale; le filastrocche che venivano recitate durante i giochi dell’infanzia; i motivetti spensierati che, canticchiati o fischiettati, facevano da contrappunto alle avventure adolescenziali tanto indimenticabili quanto spericolate; i canti di montagna che custodivano il ricordo di paesaggi dolomitici mozzafiato, strappati alla fatica di lunghe ascese; le melodie che divenivano l’inevitabile colonna sonora delle prime esperienze amorose; le canzoni che coloravano i lunghi anni di studio, le agognate vacanze estive e gli indimenticabili viaggi in Italia e all’estero.
Come chiarisce già il primo verso (“Suonano le campane a festa”)—verso ripetuto anche nell’ultima strofa, a guisa di cornice che delimita e definisce il senso dell’intera poesia—la musica e le canzoni vengono qui associate e identificate tout court con la dimensione emotiva della felicità, della gioia e della spensieratezza.
Nella poesia, questo processo di associazione e identificazione avviene intrecciando ritmicamente ed inestricabilmente la musica e le canzoni con le esperienze e le attività che più procurano gioia, stupore e felicità: il gioco, l’avventura, l’immergersi nella maestosa natura, i viaggi, l’innamorarsi. Musica e canzoni, da un lato, ed esperienze ludiche e gioiose, dall’altro, si richiamano e sostengono vicendevolmente, in un cadenzato alternarsi che ne scandisce il reciproco rimando.
Il piacere sensibile procurato dalla vista della neve che, maestosa e silenziosa, scende e tutto ricopre sotto il suo manto (“Nevicava sempre a Natale”), si riverbera nella magica atmosfera dei versi de La neige (“Tombe la neige sur les gens et les maisons, / tombe la neige à gros flocons”), i quali, in un gioco di rimandi, richiamano i giochi sulla la neve (“Lanciare le palle di neve, / pattinare con le scarpe nuove sulla strada ghiacciata, / scivolare con il sedere per slitta / giù da Sant’Anna3”) e le emozioni legate alle feste natalizie (“aprire regali ch’erano ancora una sorpresa”). Questi, a loro volta, sollecitano in un movimento circolare la necessità dei versi della canzone Petit Papa Noël (“Petit Papa Noël, quand tu descendras du ciel”).
L’alternarsi di esperienze gioiose-giocose e di musica-canzoni ad esse associate costituisce la base ritmica su cui si sviluppa l’intero componimento poetico. Ritroviamo infatti quest’alternarsi lungo tutta la poesia:
“Dai, giochiamo, / Facciamo la conta / Un, due, tre, / la Beppina la fa il caffé”
“salire in bicicletta fino al Pordoi, morendo sui pedali, / e poi scendere come pazzi lungo i tornanti, / Ma dove vai, bellezza in bicicletta”
“Andare a funghi sulle Vederne4 / e ansimare lungo ripidi sentieri dolomitici / (…) / Montagnes de ma vallée / Raccogliere i narcisi sul Monte Avena5”
“Passano gli anni, / ma otto son lunghi, / però quel ragazzo ne ha fatta di strada. / Crescere, studiare, amare”
“Fantasticare dalla terrazza, / Les étoiles au ciel ont un doux frou frou, / Sette le stelle dell’Orsa Maggiore”
“Ballare con la ragazza / (…) / Sento un disco che suona”.
È questa base ritmica che conferisce all’intero componimento una proprietà fondamentale, che potremmo definire come leggerezza. Non si tratta di una leggerezza superficiale o evasiva, ma di quella qualità dello sguardo pieno di meraviglia, che permette di cogliere il mondo nella sua immediatezza luminosa, come se ogni esperienza fosse sempre la prima. Pier Celeste trasforma ricordi, luoghi, canzoni e gesti quotidiani in una trama lieve, mobile, quasi danzata. Tutto è restituito senza peso, senza gravità, come se la memoria stessa fosse un atto di gratitudine. La leggerezza diventa così il principio formale ed esistenziale del componimento: non un modo per sottrarsi alla vita, ma per abitarla con grazia, lasciando che ogni immagine si sollevi, si illumini e si unisca alle altre in un ritmo che è insieme musicale e vitale.
Su questa base ritmica, si innesta poi il ritmo temporalmente più ampio delle stagioni e degli anni. Alla stagione invernale, caratterizzata dai giochi sulla neve e dal Natale, seguono la stagione primaverile e quella estiva, caratterizzate dagli acrobatici giri in bicicletta (“salire in bicicletta fino al Pordoi”) e da lunghe escursioni a piedi (“Andare a funghi sulle Vederne/ e ansimare lungo ripidi sentieri dolomitici “, “Raccogliere i narcisi sul Monte Avena”).
Col passare delle stagioni, passano anche gli anni: il gioco lascia sempre più spazio allo studio, alle prime responsabilità e ai primi amori (“Passano gli anni, / ma otto son lunghi, / però quel ragazzo ne ha fatta di strada. / Crescere, studiare, amare”).
Il giovane Pier Celeste non è più un bambino, né un ragazzo. Oramai è divenuto un adulto, pronto per la vita. Tuttavia, la sua vita rimarrà per sempre saldamente ancorata a quelle prime esperienze spensierate, felici e giocose, e i suoi occhi continueranno a sapersi meravigliare di fronte ad ogni cosa, come solo i bambini sanno fare6: “Suonano le campane a festa, / Din Don Dan Din Don Dan. / La mia vita è tutta / come una canzone.”
Thread Tematico di cui l’amico Guido Cornia aveva avvertito la necessità già nel 2025 con la sua epifania Lui là, io qui.
Anche gli altri scostamenti, riscontrabili nella poesia, dalle versioni originarie—Lo porti un bacione a Firenze rispetto all’originale La porti un bacione a Firenze, Sento un disco che suona rispetto all’originale il nostro disco che suona e Un, due, tre, la Beppina la fa il caffè rispetto all’originale Un, due, tre, la Peppina la fa il caffè—che apparentemente potrebbero sembrare degli errori o delle sviste, sono in realtà, come ebbe modo di dirmi Pier Celeste, l’esito di una sua ben precisa scelta stilistica.
Sant’Anna è un piccolo santuario che si trova nel paese di Fonzaso, in provincia di Belluno, dove la mia famiglia si trasferì dalla provincia di Treviso nei primi anni cinquanta. La stradina che porta al santuario è in leggera pendenza, il che la rende, nei mesi invernali quando nevica abbondantemente, una naturale pista su cui i bambini e i ragazzi possono scivolare con la slitta o con altri mezzi.
Sul Monte Vederna, situato nel comune di Imèr, Pier Celeste mi portava spesso a raccogliere i finferli.
Il Monte Avena fa parte delle Alpi Feltrine e sovrasta la piana di Fonzaso.
In questa prospettiva, diviene del tutto comprensibile l’esplicito riferimento alla figura del bambino che Pier Celeste fa nel titolo della sua prima importante raccolta di racconti, Il bambino senza un nome.
Citation
Marchetti, G. (2026). Tra memoria e melodia. Un commento a “Comme une chanson” di Pier Celeste Marchetti. Aletheia - A Journal of Literary and Linguistic Studies, Vol. II, Number 7. https://doi.org/10.5281/zenodo.18325263
TYPE: Commentary
The full text is available for free on Academia.edu:
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Bellissimo caro Giorgio questo tuo commento alla poesia Comme une chanson di Pier Celeste. Ci riporta nelle stessa atmosfera gioiosa della poesia e la rende attuale.
Bellissimo ricordo di Pier Celeste. Lo rivedo in ogni tua parola e nell'allegria scansonata della sua poesia e soprattutto in quella tua considerazione al suo essere uomo e Maestro di cultura, così come avrebbe magistralmente detto Pier Celeste con il suo simpatico sorriso. "Tutto è restituito senza peso, senza gravità, come se la memoria stessa fosse un atto di gratitudine".
Au revoir mon ami❤️
Adio amigo❤️
Grazie Giorgio